Tag Archives: libro

L’ESPERTO DEL CALCIO COREANO E’… UN TRIESTINO; IL LIBRO DI MARCO BAGOZZI “CON LO SPIRITO CHOLLIMA”

L’ESPERTO DEL CALCIO NORD COREANO E’… UN TRIESTINO; IL LIBRO DI MARCO BAGOZZI “CON LO SPIRITO CHOLLIMA”

da TriestePrima.it

Curiosità, voglia di raccontare e far conoscere, spiegare una realtà molto diversa dalla nostra: è questa la ricetta di “Con lo spirito Chollima”, libro del triestino Marco Bagozzi, che quasi come un’enciclopedia, suddividendo la storia anno per anno, racconta l’epopea del calcio nordcoreano.

Marco Bagozzi, collaboratore della rivista di studi geopolitici Eurasia e del giornale on-line Stato&Potenza (per il quale scrive articoli di storia dello sport), è il curatore del blog “Chollima Football Fans” (calciocorea.altervista.org/) che aggiorna con continuità tutti gli appassionati del calcio nordcoreano.

Il libro è una sequela di storie, nomi, dati, risultati e statistiche che raccontano la Corea del Nord come nessuno l’ha mai descritta: anche dalle parti di Pyongyang il calcio è molto popolare (nonostante lo sport nazionale sia il Taekwon-do) ed è praticato con molto entusiasmo.

Nelle pagine del libro si susseguono i risultati della nazionale locale conditi da risultati assolutamente entusiasmanti (e non si racconta il solo mondiale 1966, quando i “Chollima boys” eliminarono l’Italia di Bulgarelli), tornei dimenticati (dall’Olimpiade alternativa del Ganefo alle Spartakiadi, dal Torneo delle nazioni asiatiche comuniste alla competizione riservata ai lavoratori ferroviari) e protagonisti sconosciuti.

Libro che ha un valore storico importante in particolare perché con fonti, dichiarazioni e dati, Bagozzi ricostruisce la verità smentendo le due principali notizie che girano attorno alla nazionale nordcoreana: i gulag del post ’66 e i lavori forzati per il commissario tecnico Kim Jong-Hun dopo l’eliminazione dal Mondiale 2010.

Il libro, pubblicato autonomamente nel 2011, ha già riscosso un discreto successo, ottenendo entusiastiche recensioni e suscitando l’interesse di numerosi esponenti del giornalismo sportivo italiano, tra i quali Darwin Pastorin, Federico Buffa, Alec Cordolcini e Giovanni Armillotta, oltre ad interessare direttamente le autorità di Pyongyang.

Per acquistare il libro (costo 14 euro) è sufficiente inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Nell’anno in cui la nuova squadra cittadina faticherà nei campi dell’eccellenza regionale, chissà che non sia il 25 Aprile (nulla centra con la nostra festa di liberazione, è semplicemente la squadra più forte del campionato nordcoreano) ha suscitare nuovi entusiasmi per i calciofili triestini.

l’equino sconosciuto

Il blog “occhio sulle espressioni” recensisce il libro “Con lo Spirito Chollima”:
http://occhiosulleespressioni.blogspot.it/2012/06/lequino-sconosciuto.html

 

Con lo spirito Chollima
55 di calcio della Repubblica Democratica Popolare di Corea
Marco Bagozzi
stampato in proprio

Qui su occhio abbiamo una concezione idilliaca dello sport, del calcio in primis, una visione utopistica dove non esistono ingaggi stratosferici, falsità, abbietti movimenti sotterranei, indecenti sponsorizzazioni, individualismo sfrenato, ignoranza, maleducazione, spocchia e grottesco gossip; tutti morbi del cosiddetto “professionismo” e non solo.
Utopia perché la situazione sarebbe risolvibile solo con una rivoluzione che dovrebbe spazzar via il 95% di quello che esiste attualmente, per rimpiazzarlo con una struttura sportiva, dalla testa alle fondamenta, con la S maiuscola. Vista l’impraticabilità della cosa, difficilmente riapparirà lo stesso argomento in queste pagine, ma stavolta vogliamo segnalare un’opera di gran interessante e vicina alle parole scritte finora.
Come si evince da titolo si parla proprio del mondo della sfera di cuoio nella Corea del Nord, di un qualcosa di cui molti non sospettano neanche l’esistenza.
Marco Bagozzi ha svolto un lavoro sovrumano, diversificato nella proposta e riportante nozioni e situazioni che neanche il più alto dei sedicenti esperti nostrani conosceranno.
Dopo le introduzioni si parla della nascita delle attività, anche prima della divisione delle due Coree. In seguito veniamo sommersi dalla marea di statistiche, scoprendo una moltitudine di campionati affascinanti e in alcuni casi anticipatori di quelli occidentali: quanti conoscono i non più esistenti GANEFO, le Spartakiadi, la Coppa delle Nazioni Asiatiche Comuniste? Per non parlare dei giochi olimpici orientali o delle competizioni che riportavano o riportano ancora oggi i nomi dei regnanti nei paesi del Medio Oriente o del Sud-Est asiatico. Forte risalto anche per i tornei “under” e quelli femminili, spettacolari quanto quelli maggiori. Ovviamente, in tutto questo, viene riportato che le nazionali della Corea Popolare hanno spesso fatto la parte del leone, con vittorie schiaccianti e sfoggio di misconosciuti campioni e campionesse.
Maggior risalto, come normale, ai “grandi”: cammino della Nazionale, con fermata obbligata sui Mondiali del 1966, con la strabiliante vittoria sull’Italia, e su quelli del 2006, spiegazione delle regole e della composizione dei campionati di club dello Stato e permanenze dei cittadini coreani in società al di fuori dei confini nazionali. Le ultime pagine sono occupate da fotografie vecchie e nuove, molte inedite ai nostri occhi.
Curiose anche le smentite sulle varie leggende metropolitane, tipo quella del Pak Doo-Ik (goleador contro l’Italia) dentista o dei sedicenti tifosi fasulli, ritenuti cinesi, presenti al seguito della rappresentativa nel 2006. Non da meno la conclusione che l’attività sportiva è stata forse l’unico vero punto di riavvicinamento fra gli Stati del Nord e del Sud.
Ma cos’ha di particolare questo volume, rispetto ad un qualsiasi almanacco? Per comprenderlo bisogna essere di mentalità davvero flessibile, profonda e, concedetecelo, preparata. Chi si vorrà impegnare a giudicare con cognizione di causa riuscirà a cogliere l’animo di pura energia sportiva di questi atleti. Onorevoli sono le virtù sfoggiate in mezzo secolo: spirito di abnegazione, approccio al gioco tutto sudore, spirito di squadra, di partecipazione, sportività, coesione, tutte cose improponibili in un contesto marcio come quello del calcio occidentale. I professorini con il poster di Ibrahimovic in camera e Hollywood nel cuore, quelli che sul Paese in esame credono di conoscere tutto (lo chiamano comunista o socialista, ciò rende l’idea…) stiano alla larga, in questa sede SAPPIAMO BENISSIMO com’è strutturato quel luogo, ma abbiamo anche saputo coglierne le sfumature.
Ci complimentiamo con Marco Bagozzi per l’intelligenza e la curiosità dimostrate!

“Chollima, il leggendario cavallo alato, poteva coprire un migliaio di ri in un sol balzo, superando altissime montagne e vaste distese, attraverso nebbia e nuvole. Questa è l’origine del ‘movimento Chollima’, un movimento collettivo ed innovatore dei lavoratori, che simbolizza la velocità vertiginosa della costruzione dello spirito rivoluzionario della Corea”
tratto da Baik Bong, Kim Il Sung. Biografia. Volume II

Gran successo per la conferenza dedicata al calcio nord coreano

Gran successo per la conferenza dedicata al calcio nord coreano

Si è svolto lo scorso 30 marzo, presso la sala della libreria Rinascita di Roma, di fronte ad un folto ed interessato pubblico l’incontro pubblico “Vi ricordate di Pak Doo-Ik?” durante il quale è stato presentato il volume di Marco Bagozzi, redattore di Stato e Potenza, dedicato al calcio della Corea Popolare dal titolo “Con lo Spirito Chollima”.
Oltre all’autore sono intervenuti il giornalista e scrittore Darwin Pastorin e il segretario del Partito Comunista-Sinistra Popolare Marco Rizzo. A moderare l’incontro Franco Costanzi, responsabile dell’associazione culturale “Conoscere per Capire”.
Fra il pubblico presenti anche l’ambasciatore della RPDC Han Tae Song e il segretario politico Ro Kum Su.
Prima degli interventi degli ospiti è stato proiettato un video che ha riassunto lo storico cammino della nazionale coreana ai mondiali del 1966.
Il giornalista Darwin Pastorin ha aperto la conferenza ricordando una serie di personaggi romantici della storia del calcio, partendo proprio dalla storia di quel Pak Doo-Ik che nel 1966 ha fatto piangere l’Italia, per proseguire con il ricordo dell’haitiano Joe Gaetjens che nel 1950 ha regalato agli Stati Uniti la vittoria contro i “maestri del calcio” inglesi, prima di cadere nell’oblio e di venir ucciso dalla polizia militare haitiana Tonton Macoutes di “Papa Doc” Duvalier. Nello stesso mondiale è emersa la figura del capitano uruguayano Obdulio Varela, che ha guidato la Celeste, nella “tragica” (da parte brasiliana) sfida del Maracana, vinta grazie alle reti di Schiaffino e Ghiggia. E proprio lo stesso Maracana di Rio de Janeiro ha visto negli anni successivi l’ultimo “mito” del calcio citato da Pastorin: quel Manè Garrincha, formidabile ala destra del Brasile a cavallo tra gli anni 50 e 60, che da poliomielitico ha saputo superare le difficoltà della sua gioventù per diventare il calciatore più straordinario mai uscito dalle favelas, nelle quali è più amato dello stesso Pelè.
E toccato poi a Marco Rizzo ringraziare l’autore del libro per il servizio reso alla causa della Corea Popolare, presentando attraverso lo sport una nazione che troppo spesso è vittima di propaganda per via della sua coerente scelta antimperialista. Rizzo ha raccontato i suoi ricordi di giovane tifoso e ha spiegato la posizione del suo Partito sulle più importanti questioni di politica internazionale.
Marco Bagozzi dopo aver illustrato i motivi che lo hanno spinto a scrivere un libro su questo argomento, ha ricordato il più grande talento del calcio coreano Pak Sung-Jin, deceduto pochi mesi fa, sul quale la propaganda ha creato una storia falsa pur di giustificare le dicerie che giravano sulla squadra nazionale “rinchiusa in un gulag”.
L’autore ha raccontato attraverso alcune tappe fondamentali il cammino del calcio coreano, dal 1955 al 2012: dalle prime sfide con la Cina, ai Ganefo, le olimpiadi alternative create dalle potenze socialiste asiatiche, dal Mondiale del 1966, smentendo tutte le dicerie che girano sul conto della nazionale coreana, al ritorno nel calcio che conta nelle Olimpiadi di Montreal del 1976, con Pak Doo Ik in panchina, per arrivare allo storico primo posto ex equo con la SudCorea nei Giochi Asiatici del 1978, fino agli anni 80 con la prima coppa d’Asia e l’ultimo quadriennio con lo straordinario ciclo di vittorie delle nazionali maschili e femminili.
Dopo la relazione il pubblico ha rivolto all’autore alcune domande sul ruolo delle squadre in Corea e sugli aspetti della propaganda occidentale contro lo sport coreano.
E’ seguito poi un intervento del professor Aldo Bernardini che ha brevemente spiegato la posizione politica della Corea Popolare e i motivi del sostegno di ogni buon anti-imperialista al governo di Pyongyang.
Dopo la conferenza l’ambasciatore della RPDC si è congratulato con l’autore raccontando la sua passione e i suoi ricordi per il calcio del suo paese.

Le Rovesciate Di Chollima

Le Rovesciate Di Chollima

http://www.laprivatarepubblica.com/le-rovesciate-di-chollima/

Ci sono due modi di guardare ai paesi socialisti e alle loro realizzazioni passate e, per quel poco che ne rimane, attuali: non volendo fare graduatorie di merito, definirò il primo “storico” e il secondo “antistorico”. Quest’ultimo consiste nel trattare l’ideologia socialista come una curiosità da Wunderkammer o da parco a tema: è l’approccio che normalmente i turisti occidentali adottano nel visitare le vestigia del Patto di Varsavia, e conseguentemente è anche il modo di presentare le cose che si ritrova a Berlino, a Budapest, a Praga e in ogni altro luogo dove della passata e sconfitta epoca socialista si possa fare un business, per quanto minimo. In questo modo tutto ciò che attiene ai regimi comunisti è, se non proprio messo in ridicolo, guardato in tralice, con divertito distacco.

Questo atteggiamento è antistorico perché, con un evidente anacronismo, giudica le istituzioni, le politiche, perfino l’urbanistica e l’arte, insomma tutta la “civiltà socialista”, come se questa fosse stata già dall’inizio destinata alla sconfitta, e dunque come espressioni di un mondo tutto sommato minore o predestinato alla dannazione. Nel peggiore dei casi ciò genera valutazioni sprezzanti, discriminatorie e inaccettabili; nel migliore, dà vita a un fastidioso paternalismo e a un approccio ironico verso cose serissime.

Marco Bagozzi, nel suo “Con lo spirito Chollima1”, sceglie invece l’approccio storico: anche se quello trattato è un aspetto certamente secondario di un paese socialista (in questo caso la Corea del Nord), pure nell’opera non c’è traccia di pregiudizio sarcastico o sorridente. Il libro descrive in pratica, con l’ausilio anche di una meravigliosa appendice fotografica e con un paio di interessanti divagazioni (lo sport nello sforzo di riunificazione delle due Coree, l’esperienza di un allenatore nordcoreano a Cuba), “55 anni di calcio della Repubblica Popolare Democratica di Corea”, come recita il sottotitolo. Tutto è oggettivo e brutalmente statistico, in quest’opera che in effetti ha più a che fare con la manualistica sportiva che con l’analisi politica. E d’altronde quest’ultima ambizione non è dichiarata né sottintesa: quello che si mostra è una semplice successione di nomi e cifre, che dev’essere costata un’indagine lunga e difficile e, ora sì, pregiudiziale.

Dico “pregiudiziale” perché non ci si accosta a un argomento tanto difficile e assieme marginale se non si è animati dal sacro fuoco di una passione pre-esistente; ma ogni storico sa che il miglior modo per dimostrare rispetto e amore a un pezzo di storia umana è non inquinarlo con interpretazioni di parte e esaltazioni fuori luogo. Mettere in luce una verità nascosta è invece il modo migliore per omaggiare un’esperienza e una storia; Bagozzi – collaboratore della rivista di studi geopolitici Eurasia e anima dell’imperdibile blog Chollima Football Fans – queste cose le sa, e dalla sua penna volutamente avara di divagazioni il calcio nordcoreano si mostra davanti ai nostri occhi nudo, onesto, vero.

Il valore di questa crudezza, a mio parere, è duplice: da un lato gli appassionati di calcio possono conoscere una realtà lontana, sconosciuta o peggio misconosciuta, senza giudizi invasivi e senza che qualcuno li guidi, non richiesto, su percorsi determinati; dall’altro lato, in questa nudità ascetica, appare evidente la grandezza e l’importanza degli eroi dello sport nordcoreano, anche e soprattutto quando – come in questo caso – si è lontani da ogni celebrazione retorica e di parte.

I calciatori nordcoreani sono per noi degli alieni, e la loro realtà è quanto di più lontana dallo stereotipo europeo della loro professione. Divisi come sono tra una militanza e valenza nazionale e politica inevitabile per un atleta socialista e una pratica del calcio come sport socialista per eccellenza (per le sue caratteristiche di sforzo collettivo e di gioco di squadra), essi somigliano a certi rivoluzionari europei di un tempo: ma non a quelli delle rivolte comuniste, bensì a quelli cinquecenteschi, in cui convivevano la lotta terrena e la rincorsa al cielo. Se Thomas Müntzer avesse conosciuto il calcio (sport che avrebbe apprezzato molto, proprio perché è insieme fango e gloria), d’altronde, non ho dubbi che si sarebbe commosso davanti alle lacrime di Jong Tae-Se…

Ai lettori sta invece di apprezzare l’opera di Bagozzi, avvicinandosi a essa senza risatine e senza ideologie; un po’ come gli abitanti di Middlesbrough impararono ad apprezzare i calciatori della Corea del Nord che nel 1966 si allenò e giocò sul terreno dell’Ayresome Park, dove i coreani batterono l’Italia di Bulgarelli, Rivera e Facchetti, fino a seguirli in 3.000 al Goodison Park di Liverpool per sostenerli nell’assurdo e sfortunato quarto di finale contro il Portogallo2. Perché, come insegna questo libro, ci si può effettivamente innamorare di uomini e atleti che in condizioni spesso difficili onorano il proprio sport e la propria bandiera; e per farlo non c’è bisogno di essere faziosi o fanatici, ma solo di nutrire rispetto per chi, quel rispetto, l’ha meritato sul campo di gioco.

(Il libro di Marco Bagozzi, “Con lo spirito Chollima”, è acquistabile su “Chollima Football Fans“.)

Chollima è il cavallo alato della mitologia coreana, utilizzato anche dalla propaganda socialista della Corea del Nord come simbolo di eroismo e di prodigioso valore. È inoltre il soprannome della squadra di calcio nazionale. [↩]
La spedizione nordcoreana ai mondiali del 1966 è peraltro raccontata nell’ottimo documentario inglese “The game of their lives“, visionabile su YouTube. [↩]

Literaria: “Con lo Spirito Chollima” di Marco Bagozzi – Quando il calcio della Repubblica Popolare Democratica di Corea è di tutti e per tutti..

Literaria: “Con lo Spirito Chollima” di Marco Bagozzi – Quando il calcio della Repubblica Popolare Democratica di Corea è di tutti e per tutti..

di loziodiholloway, Lacrime di Borghetti, http://www.lacrimediborghetti.com/

Today I want to address a few remarks to you on the shortcomings in our Party’s ideological work and on how to eliminate them in the future.

Kim Il-sung “On eliminating dogmatism and
formalism and establishing Juche 
in ideological work” 28 dicembre 1955

(da: Kim Il-sung: Selected Works, Vol. I, pp. 582-606)

 Era la mattina di lunedì 19 dicembre 2012, per noi decadenti consumatori del calendario gregoriano, quando ho appreso la notizia che il caro leader Kim Jong-il aveva deciso che il suo compito terreno era terminato e che si sarebbe dedicato a riorganizzare in maniera socialista il paradiso.. metabolizzato il fatto che ci avesse messo due giorni ad ascendere (risulta infatti che abbia cominciato a decedere sabato 17 dicembre, data ufficiale della morte, e abbia completato l’iter il 19 dicembre) rincuorato dal fatto che comunque ci avesse impiegato un giorno di meno del Nazareno.. mi apprestavo a decidere come commemorare al meglio quella giornata di lutto per l’umanità intera.. quando anche i laghi si ghiacciarono e le gazze lacrimarono.. che la vita decise di riservarmi due graziose sorprese..

Un amico da Londra mi manda un lungo articolo sul cinema nordcoreano (come tutti sanno il caro leader era un raffinatissimo critico cinematografico e, se non avesse dovuto fare il dittatore avrebbe scelto la carriera di regista ad Hollywood) ed Marco Bagozzi mi lascia nella casella della posta il suo libro sul calcio coreano.. Dopo un colloquio telefonico (in cui Lamberto Giorgi e Gianni Minà facevano da interprete.. probabilmente l’un con l’altro) con il simpatico Kim Jong-un.. che mi r-assicurava marxianamente che le coincidenze non esistono e che quindi tutto era preordinato dal sincronico procedere della storia intesa come successione dei conflitti di classe.. mi apprestai a leggere il testo del Bagozzi, collaboratore della rivista di studi geopolitici Eurasia e animatore del blog Calciocorea..

Con lo Spirito Chollima è un’affascinante cavalcata in 55 anni di calcio nordcoreano.. che seguendo l’insegnamento leninista dimostra come la sovrastruttura calcistica di un popolo sia al tempo stesso prodotto della sua struttura economica e capace altresì di influenzarla.. e ci regala la speranza che, una volta cambiata la struttura economica della nostra società, come è accaduto nella Repubblica Popolare e Democratica di Corea, anche un altro calcio diventi possibile.. Un calcio rivoluzionario intriso dello spirito di Chollima.. “il leggendario cavallo alato che poteva coprire un migliaio di ri (500 metri circa) in un sol balzo, superando altissime montagne e vaste distese, attraverso nebbia e nuvole..” eletto a simbolo del giant leap messo in atto dal popolo coreano una volta ottenuta l’indipendenza e scelto di essere comunisti.. I prolegomeni e paralipomeni del testo – corredato da una quantità incredibile di statistiche, rare foto d’archivio, riproduzioni di manifesti e francobolli.. – sono il Mondiale inglese del 1966 e quello Sudafricano del 2011.. dove Lacrime di Borghetti si schierò compatto a sostenere la squadra della luminosa Chosŏn MinjujuÅ­i Inmin Konghwaguk..

Dalle meraviglie di Middlesbrough, città rossa ed operaia che sostenne compatta le mirabolanti avventure di Pak Doo-ik e compagni.. Alle vergognose menzogne (tutte rigorosamente e storiograficamente confutate) con cui la stampa occidentale.. decadente e borghese.. colorò la sfortunata epopea di Jong Tae-se e compagni nel paese che fu (?) dell’Apartheid.. Nel mezzo una quantità incredibile di nomi e di sigle che riportano ai meravigliosi tempi che furono della Guerra Fredda.. come le Spartachiadi, delle vere e proprie Olimpiadi Socialiste dove partecipavano le varie squadre degli eserciti.. o il prestigioso Ganefo (Games of New Emerging Forces).. Oltre a chicche assolute come il ‘programma partita’ del quarto o quinto match ufficiale giocato dalla RPDC.. un’amichevole persa 6-2 a Riga contro l’FK Daugava l’11 agosto 1957..

Nel libro troviamo inoltre la traduzione dello splendido Aekukka (Inno d’amore per la Patria) che fece piangere di gioia e commozione Jong Tae-se prima della partita col Brasile.. Veniamo anche a sapere che il 29 maggio 1984 l’amichevole della Dynamo Barnul contro la nazionale nordcorena fa registrare il record di presenze nello stadio siberiano.. 22.500 spettatori, record tutt’ora insuperato.. O che la finale del prestigioso trofeo delle squadre del settore ferroviario.. la Coppa Usic.. nel 1958 fu decisa in favore della squadra che ottenne più calci d’angolo (fatto unico nella storia del calcio mondiale) permettendo alla Jugoslavia di trionfare.. E apprendiamo inoltre della squalifica imposta alla luminosa Chosŏn Minjujuŭi Inmin Konghwaguk per aver rifiutato di giocare contro Israele in solidarietà con il popolo palestinese.. delle storiche Partita della Riunificazione (la prima del 1990) contro i fratelli-traditori-del-socialismo della Corea del Sud.. dell’amichevole a Washington nel 1991 contro gli imperialisti Statunitensi.. e della vittoria a Catania nei Mondiali Militari del 2003 dopo aver battuto gli azzurri in semifinale..

Nel prezioso testo è anche elencata minuziosamente la giornata di allenamento dei norcdoreani in vista dei Mondiali 1966.. Spiccano la ‘lezione di scienze politiche ed economiche’ dalle 10 alla 11.. i canti patriotici che suonano sul grammofono all’ora di pranzo, dove si degustano carne arrosto ed insalata.. la ‘frugale cena’ delle 18,30.. e la partitella in notturna (ore 22) per novanta minuti di seguito, senza ruoli fissi e con la palla che non può rimanere in possesso dello stesso giocatore per più di 10 secondi.. Dimostrazione quest’ultima di una concezione del calcio proto zemaniana.. dove il calcio è “fattore di educazione e formazione” come spiega l’autore.. tanto che diversi giornalisti (riproduzione di articoli di Frosi, Foglianese, Ansaldo..) trovano nella RPDC del 1966 la base su cui Rinus Michels costruirà l’Ajax del calcio totale.. Un calcio dove tutti corrono per tutti, sempre in movimento, sempre pronti al raddoppio in aiuto al compagno, sempre insieme in difesa ed in attacco, tesi all’utopia socialista.. Un calcio di tutti e per tutti, specchio di un meraviglioso paese dove, da 55 anni, ognuno dà secondo le proprie capacità e ognuno riceve secondo i propri bisogni..

Il calcio in Corea del Nord

Il calcio in Corea del Nord

blog: tonyface

“Con lo spirito Chollima” è un interessante, curioso e sorprendente libro sul calcio della COREA DEL NORD.

Paese misterioso da cui giungono scarse informazioni per lo più improntate al sensazionalismo o sui misfatti del regime socialista.

Marco Bagozzi, analista e collaboratore della rivista di studi geopolitici Eurasia, ha ripercorso la storia della nazionale di calcio nordcoreana dalle origini ai giorni nostri, destreggiandosi tra le numerose difficoltà di reperimento di notizie sull’argomento.

Dai numerosi successi in ambito giovanile e femminile ai traguardi storici dei Mondiali 1966 (ai quarti dopo aver eliminato proprio gli azzurri) e della sfortunata partecipazione a quelli del 2010, note sul complesso campionato nazionale, un discreto compendio fotografico, le storiche partite con la Corea del Sud.
Per chi mastica di calcio e non si accontenta delle bio di Ibra o dei libri patinati sul calcio moderno una lettura veloce e consigliata.

“Con lo spirito Chollima” (156 pagine, € 14,00) può essere acquistato scrivendo una mail a [email protected]

“Un gioco estremamente dinamico, molto muscolare”, scrisse il giornalista sportivo Enzo Foglianese nel 1966,
“La Corea del Nord lo praticò con primitiva aggressività e senza pensare in grande, cioè senza pensare”.

Recensione di Massimo Grilli, Corriere dello Sport Stadio

LA COREA DEL NORD E IL CALCIO
Perché un libro sul calcio della Corea del Nord? Perché anche il calcio ci può aiutare a capire un Paese di cui sappiamo ben poco, al di là delle dispute con i cugini del Sud, le polemiche sulle armi nucleari e le scene di isteria che abbiamo visto in Tv per la recente scomparsa del Caro Leader Kim Jong-il; perchè per noi italiani l’eliminazione dai Mondiali inglesi del 1966 per mano del «dentista» Pak Doo-Ik (che poi, l’abbiamo saputo molto tempo dopo, non era dentista ma tipografo dell’esercito e professore di educazione fisica, e forse è anche peggio…) è una ferita ancora aperta; perché chissà dove lo spirito vincente di Chollima, il cavallo alato che incarna lo spirito rivoluzionario della nazione, spingerà prima o poi la Corea del Nord. Con l’entusiasmo dell’autentico appassionato e l’accuratezza di chi conosce bene la materia, Bagozzi ci trasporta nel calcio nordcoreano, nato ufficialmente nel 1955 e capace di finora di conquistare due qualificazioni alla fase finale del Mondiale, quella appunto del 1996 e quella più recente del 2010, segnata dalle lacrime del bomber Jong Tae-se durante l’esecuzione dell’inno nazionale. Nomi, personaggi, tabellini, tante foto, l’autore ci fa scoprire questo universo calcistico ancora largamente inesplorato, parlandoci dell’attività locale, delle sfide della nazionale, dell’esperienza dei calciatori nordcoreani all’estero, senza dimenticare il rapporto molto stretto tra lo sport più popolare e il regime. Un libro di nicchia, certo, da consigliare però ad ogni appassionato di calcio.

CON LO SPIRITO DI CHOLLIMA, 55 anni di calcio nella Repubblica Popolare Democratica di Corea; di Marco Bagozzi, Chollima Football Fans, 156 pagine, 14 euro.

 

http://www.corrieredellosport.it/libreria/2012/01/12-215256/Inter,+una+grande+notte.+La+Corea+del+Nord+e+il+calcio

Alla scoperta del calcio nordcoreano… (intervista a Eurosport)

Alla scoperta del calcio nordcoreano…

http://it.eurosport.yahoo.com/blog/eurolandia/scoperta-calcio-nordcoreano-162511764.html#more-id

Puntata speciale di EuroLandia, dedicata a un mondo semisconosciuto come quello del calcio nordcoreano. Ai Mondiali di Sudafrica 2010 la nazionale guidata da Jong Tae-Se (il “Rooney asiatico”, ricordate?) fece parlare di sé in tutto il mondo, ma ora come sta proseguendo la crescita del movimento? L’abbiamo chiesto a Marco Bagozzi, autore di un libro recentissimo a riguardo.

***

– C’è stato un episodio particolare che ti ha spinto a iniziare le tue ricerche e quindi a scrivere un libro sul calcio nordcoreano?

Tutto è partito con il Mondiale 2010: la curiosità mi ha spinto a cercare maggiori informazioni su questa squadra “sconosciuta”. Ho cominciato a raccogliere risultati, storie, ho trovato calciatori che hanno giocato e che giocavano in Europa, ho scoperto che esistono altri appassionati, ho visto il documentario inglese “The game of their Lives” e ho lanciato il blog “Chollima Football Fans“. La volontà di far conoscere questa storia mi ha quindi spinto a scrivere un breve saggio. Quando ho visto che le pagine cominciavano a diventare troppe, ho raccolto altro materiale ed è partorita l’idea del libro, che ho scelto di pubblicare senza editore per non rispondere a criteri “di mercato”.

РDopo il Mondiale 2010, le lacrime di Jong Tae-Se e tutto il circolo mediatico che venne creato accanto ad esse, il calcio nordcoreano ̬ cambiato?

Innanzitutto devo fare una doverosa premessa: in Corea il calcio e lo sport in generale non hanno la stessa valenza che hanno qui in Occidente. Da loro, anche grazie al dilettantismo di stato socialista, la mercificazione della prestazione sportiva è praticamente nulla. Gli aspetti più importanti sono quello formativo ed educativo. Per questo motivo è difficile “comprare” i giovani talenti coreani: ad un giornalista italiano che chiedeva informazioni su un giocatore il mito Pak Doo Ik rispose: “Venderei un mio calciatore ad una squadra italiana? Da noi non si vendono le persone”. Nonostante ciò il calcio è cambiato. Ora sono sei i nordcoreani che giocano in Europa e le prospettive di vederne altri nei prossimi anni è molto alta, anche se le difficoltà sono molte visto che sono pochi i paesi che riconoscono l’RPDC a livello diplomatico (tra questi c’è l’Italia). E cambierà ancora, soprattutto dopo l’impresa della nazionale contro il Giappone (vittoria 1-0 e fine della striscia positiva della nazionale di Zaccheroni): il tifo “inusuale”per una partita (chi è abituato a vedere le immagini provenienti da Pyongyan noterà un entusiasmo mai visto prima) e le grandi feste porteranno certamente ad uno sforzo del governo, alle prese con il cambio di potere e con le celebrazioni per il 100esimo anniversario della nascita di Kim Il Sung, anche nel mondo del calcio. In fin dei conti, l’apertura del “mercato”nordcoreano è uno spot anche per il governo oltre che un’ottima palestra per i giovani talenti.

– Si parlò poi molto anche dei “giocatori torturati” e del ct “costretto ai lavori forzati” dopo il flop sudafricano. Voci che però tu smentisci nel libro: come andò veramente?

Innanzitutto la  notizia proveniva da una “fonte anonima”e fu riportata da agenzie sudcoreana e da Radio Free Asia, finanziata dal Congresso Usa, e c’è un’inchiesta della FIFA che smentisce le punizioni. Poi abbiamo diverse testimonianze dei giocatori e la riconferma dell’intera rosa per la Coppa d’Asia di pochi mesi dopo. Kim Jong-Hun, l’allenatore “costretto a lavorare in un cantiere edile”, è allenatore della seconda squadra dell’esercito (il Sobaeksu). Inoltre dobbiamo pensare, per i motivi elencati sopra, che il calcio non è seguito con la stessa morbosità con cui viene seguito in Occidente. Anzi, in Corea è sicuramente meno seguito rispetto a Taekwondoo e Tennis Tavolo, gli sport nazionali: le discussioni sui risultati della nazionale hanno riscosso più interesse da noi che in Corea.

– Ci sono dei giovani nordcoreani che reputi pronti (già ora o in prospettiva) a sfondare nel calcio europeo?

Innanzitutto c’è il mio preferito: il difensore centrale Ri Kwang-Chon, 26 anni. Attualmente è il capitano della nazionale. Forte fisicamente e dotato di ottimo senso della posizione. Secondo me è già pronto per giocare in Europa. Tra i più giovani il più quotato è l’attaccante Jong Il-Gwan, miglior giovane asiatico nel 2010. Seconda punta veloce e talentuosa, lavorandoci sopra può diventare un ottimo prospetto anche per il calcio di alto livello. Tra i difensori va seguito Jang Song-Hyok, classe 1991. E non dimentichiamo che a livello giovanile la RPD Corea è campione di tutto in Asia: nel 2010 ha conquistato il titolo continentale sia nell’Under-16 sia nell’Under-19.

– Dopo questo libro, hai intenzione di proseguire le tue ricerche sul calcio nordcoreano e/o ti concentrerai anche su altre realtà del calcio asiatico?

Indicativamente il libro è uno work-in-progress, c’è quindi l’idea di sviluppare la ricerca, magari con l’aiuto dei coreani, con i quali sto cominciando a stringere i rapporti, nonostante la diffidenza. Già in questi giorni sto raccogliendo nuovo materiale.

Vuoi acquistare il libro? Clicca qui!